Passa al contenuto

Pregiudizi, linguaggi d’odio e bolle digitali: perché serve educare alla rete

Un documento della Commissione Teologica Internazionale mette in luce i pericoli che si celano dietro i social network, uno dei temi alla base del progetto Online Onlife
18 marzo 2026 di
Monica Areniello

La diffusione dei social network ha trasformato profondamente il modo in cui le persone si informano e si relazionano. Insieme alle opportunità di connessione e condivisione stanno emergendo fenomeni sempre più evidenti: la diffusione di pregiudizi, linguaggi d’odio e forme di “tribalizzazione” digitale. Su questi temi richiama l’attenzione il documento Quo vadis, humanitas? Pensare l’antropologia cristiana di fronte ad alcuni scenari sul futuro dell’umano”, pubblicato lo scorso 4 marzo dalla Commissione Teologica Internazionale, che invita a interrogarsi sul destino dell’essere umano nell’era della tecnologia e dell’intelligenza artificiale.

Nel documento si sottolinea come molte piattaforme social funzionino attraverso algoritmi che tendono a mostrare agli utenti contenuti simili a quelli che già apprezzano o condividono. Questo meccanismo rafforza le bolle informative e spinge le persone a confrontarsi quasi esclusivamente con chi la pensa allo stesso modo. Il risultato è una crescente polarizzazione delle opinioni. Gli utenti finiscono per identificarsi con gruppi sempre più chiusi – vere e proprie “tribù digitali” – in cui l’altro non è più un interlocutore, ma spesso diventa un avversario o un nemico. Il documento mette in guardia anche da una visione dell’essere umano ridotta a dato o profilo digitale. Nei social network le persone rischiano di essere percepite più per ciò che rappresentano – opinioni, appartenenze, identità politiche o culturali – che per la loro complessità reale. Questo processo favorisce stereotipi e semplificazioni: l’altro non è più una persona da conoscere, ma una categoria da etichettare. È proprio in questo terreno che pregiudizi e discorsi d’odio trovano terreno fertile.

In questo senso la tecnologia, se non accompagnata da una crescita culturale ed etica, rischia di amplificare le fragilità della società invece di ridurle. Diventa quindi fondamentale investire sull’educazione e sulla formazione delle persone. Educare all’uso consapevole delle tecnologie, soprattutto tra i più giovani, è una delle strade principali per affrontare questi cambiamenti. Non basta insegnare a utilizzare gli strumenti digitali: è necessario sviluppare competenze critiche e relazionali, imparare a riconoscere le dinamiche degli algoritmi, distinguere tra informazione e manipolazione e comprendere l’impatto delle proprie parole nello spazio online.

Proprio con questo obiettivo è nato il progetto Online Onlife – Guida all’uso consapevole del digitale, promosso dalla Fondazione Articolo 49 e sviluppato dalla piattaforma InClasse. L’iniziativa, giunta alla seconda edizione, punta a fornire agli studenti strumenti concreti per comprendere il funzionamento dell’ecosistema digitale, sviluppare spirito critico e imparare a muoversi in modo responsabile nella rete.

La seconda annualità del progetto ha visto un vero e proprio boom di iscritti: oltre 12.000 gli alunni aderenti in tutta Italia nelle classi delle scuole secondarie di primo grado, ai quali si aggiungono oltre 3.500 iscritti nelle classi secondarie di secondo grado. Grazie a un accordo con il MAECI, hanno aderito al progetto anche 5 scuole italiane all’estero, provenienti da Egitto, Spagna e Romania.

Il progetto aiuta a costruire una cittadinanza digitale più consapevole delle potenzialità, delle opportunità ma anche dei rischi e pericoli che si celano nel mondo virtuale. In un mondo sempre più connesso, questa potrebbe essere una delle sfide educative più importanti del nostro tempo.

Il progetto Online Onlife gode del patrocinio di AGCOM ed è promosso dai Corecom regionali di Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Molise, Piemonte, Puglia, Provincia autonoma di Trento, Sardegna, Sicilia.


Si ringraziano inoltre per il sostegno Almaviva e Altroconsumo.