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Educare contro lo spreco, per nutrire il futuro

Mentre milioni di persone soffrono la denutrizione, tonnellate di cibo vengono perdute ogni giorno
23 giugno 2026 di
Tommaso Marconato

In un mondo dove milioni di persone devono fare i conti ogni giorno con la fame, esiste anche il problema opposto: lo spreco alimentare. Ogni giorno migliaia di tonnellate di alimenti si perdono lungo la filiera agroalimentare oppure finiscono nella spazzatura, soprattutto nei Paesi più sviluppati, con un impatto economico, sociale e ambientale devastante. Questa problematica riguarda sia le catene produttive che i singoli cittadini, chiamati a fare la loro parte con comportamenti virtuosi da adottare giorno per giorno. È proprio questa una delle tematiche al centro della terza edizione del progetto educativo “Mi piace un mondo”, promosso da Fondazione Articolo 49 e sviluppato su Inclasse.net, finalizzato a promuovere tra gli alunni delle scuole secondarie di primo grado le corrette abitudini alimentari e i comportamenti virtuosi, attenti alla salute del pianeta.

Venendo ai dati, l’ultimo Rapporto dell’Osservatorio Waste Watcher International mostra un quadro in miglioramento in Italia, ma anche che c’è ancora tantissimo lavoro da fare. Nell’arco di un anno, la media del cibo sprecato settimanalmente da ogni italiano è scesa da 617,9 a 554 grammi: un progresso considerevole, ma che non basta certamente a risolvere il problema. La somma di perdite e sprechi alimentari tocca un valore annuo di oltre 13 miliardi e mezzo di euro, oltre la metà dei quali (7,3 miliardi) sono generati a livello domestico. Per il resto, quasi 4 miliardi ricadono sulla distribuzione e circa 860 milioni sull’industria. A livello continentale, secondo i dati del Parlamento Europeo, ogni cittadino dell’Unione genera in media 129 kg di spreco alimentare all’anno, per un totale di quasi 60 milioni di tonnellate.

Se in Italia si registrano segnali incoraggianti, non altrettanto si può dire a livello globale. Le ultime stime, diffuse in occasione della Giornata Mondiale della Gastronomia Sostenibile (che si celebra il 18 giugno) indicano che il valore totale degli sprechi alimentari a livello mondiale è destinato a crescere del 9,43% tra il 2026 e il 2030, passando da 466 a 510 miliardi di euro di valore aggiunto globale perso. Numeri da brividi, se si pensa che le perdite equivalgono a circa la metà di quanto costerebbe sfamare i circa 673 milioni di persone che, secondo le stime, hanno sofferto la fame nel 2025 in tutto il mondo.

Come intervenire? Educare a corretti modelli di comportamento alimentare è fondamentale, ma rischia di non bastare. Se ogni cittadino è chiamato a fare la propria parte, occorre però intervenire anche sull’intera filiera alimentare, chiamata a ridurre lo spreco attraverso modelli circolari per migliorare efficienza, resilienza e sostenibilità dell’intero sistema. Si tratta di un imperativo etico, ma anche legato alle performance economiche: per fare un esempio, a livello mondiale i costi derivanti dallo spreco alimentare equivalgono a un terzo dei ricavi nella catena di approvvigionamento del retail, dalla fase post-agricola fino al punto vendita.

Un segnale significativo in tal senso è arrivato nel settembre 2025 dal Parlamento Ue. Per la prima volta sono stati fissati a livello regionale nuovi obiettivi vincolanti per la riduzione degli sprechi alimentari entro il 2030. In particolare, le imprese sono chiamate ridurre gli sprechi alimentari derivanti dalla trasformazione e dalla produzione del 10% rispetto alla media del periodo 2021-2023.