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Povertà educativa: l’analisi di un fenomeno multidimensionale

Il 16 e il 17 aprile l’Istat ha reso noti gli ultimi dati relativi al problema, sottolineandone le cause e proponendo spunti per contrastarlo
24 aprile 2026 di
Marta Dal Maso

Parlare di povertà educativa è complesso: la multidimensionalità di questo fenomeno lo rende difficile da affrontare, ma analizzarne le cause corresponsabili permette di stabilire delle strategie per contrastarlo.

I confini del problema sono stati delineati meglio durante il convegno “Misurare la povertà educativa” che si è svolto il 16 e il 17 aprile a Napoli ed è stato organizzato dall’Istat per presentare l’ultimo report dedicato al tema.

I numeri e le aree di interesse

Il presupposto di partenza per analizzare il fenomeno è che la povertà educativa sia da intendersi come penuria di risorse e anche di esiti, in relazione al contesto familiare di bambini e ragazzi, all’accesso ai servizi, alle caratteristiche dell’offerta educativa, alle opportunità presenti nei territori.

I dati presentati nella gallery delineano un legame stretto tra competenze cognitive e sviluppo personale, evidenziando come la povertà educativa incida anche sulla capacità di partecipazione sociale e cittadinanza attiva.

I numeri relativi alla vita familiare spiegano che il divario inizia nel nucleo di origine fin dai primi anni di vita, e si consolida col tempo. Quelli inerenti all’esperienza scolastica e alle attività extra scolastiche sottolineano come, ancora oggi, le condizioni materiali e organizzative degli istituti e dei contesti pubblici quotidiani, non siano identiche in tutto il Paese.

Gli interventi

Non esiste una soluzione univoca alla problematica: la multidimensionalità della povertà educativa costringe a cercare soluzioni composite e sinergiche. Su questo concordano i relatori che hanno concluso il convegno del 16 aprile.

“Il tema delle sinergie è cruciale, perché quando si parla di risorse, si parla di risorse che provengono da diverse realtà. Quello che noi, come enti locali, dobbiamo fare è creare delle cabine di regia, a livello macro, più ampio, e a livello territoriale per poter realizzare degli interventi che vanno a intercettare bisogni che sono molto diversi in termini di risorse, potenzialità, fragilità”, ha dichiarato Maura Striano, assessora all'Istruzione e alle Famiglie del Comune di Napoli.

“I dati che sono emersi sono molto importanti oggi – ha aggiunto Roberto Ricci, presidente dell’Invalsi -. Nel 2025 siamo arrivati a una dispersione scolastica dell’8,2%, ed è un dato straordinariamente positivo per tutto il Paese. I dati raccolti ci permettono di avere strumenti razionali e solidi, riscontrabili e fondamentali perché attraverso di essi possiamo passare da una logica del ‘certifico quindi agisco’ alla logica ‘prevedo quindi agisco’, che è la sfida più importante”.

Gianluca Guida, direttore dell’Istituto penale per minorenni di Nisida di Napoli, con il suo intervento ha messo l’accento sull’importanza della qualità dei contesti abitativi e sulla cultura della cooperazione. “Tocchiamo con mano il disagio profondo dell’adolescenza in alcune aree del territorio e in questi anni abbiamo cercato di capire dove andare a lavorare laddove, guardando un’adolescenza in grande difficoltà, ci siamo trovati ad affrontare una condizione in cui la ricerca del benessere è stata abbandonata in luogo di uno stare nel malessere, quasi come condizione dalla quale non è possibile uscire – ha dichiarato -. Quest’ultima è una condizione che esprime dinamiche che sono etero e auto distruttive, dalle quali scaturisce quella violenza che allarma l’opinione pubblica poiché non ne conosciamo le cause”. Guida ha poi concluso il suo intervento specificando come la violenza tipica di certi modelli comportamentali ed educativi e quella generata dal contesto (ad esempio la scarsa qualità dei nuclei urbanizzati) siano tra le cause del disagio dei giovani e, per porvi rimedio, sia importante promuovere una presa in carico tempestiva dei bambini delle prime classi di età, delle fragilità dei loro nuclei familiari e credere in una cultura della cooperazione.

L’intervento conclusivo è stato quello di Marco Rossi-Doria, presidente di Impresa sociale con i bambini: “Lo sguardo che ho è quello delle comunità educanti, che contrastano le multidimensioni della povertà educativa e consentono di intervenire a favore dell’apprendimento in modo poliedrico. Propongo di riflettere su alcune cose distintive su cui impegnarsi: unirsi con un’idea compensativa perché i dati sui servizi per l’infanzia ci dicono che ne diamo di meno anche ai più poveri, e supporto alle mamme povere, spesso sole; lavorare molto con le comunità educanti tra scuola e fuori scuola, e molto sport perché abbiamo bisogno di una forte leva motivazionale, sociale e aggregativa per i ragazzi che guardano all’orizzonte con spavento; alzare l’asticella delle competenze cognitive dei primi otto anni; stabilire aree di educazione prioritaria; supporto nell’adolescenza critica”.

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